Secret Italy

Secret Italy

Secret Italy

Si viaggia per svago, per lavoro, per studio e per 1000 altri motivi, ma spesso si conoscono solo gli aspetti più comuni del territorio. Lo scopo di questo blog è di dare voce a molte realtà meno note ma altrettanto interessanti e di rendervi la vacanza più interessante!
Buona lettura!
Sarò felice di pubblicare anche i vostri consigli e curiosità per aiutare altri turisti!

La polenta, tradizione centenaria

EnogastronomiaPosted by Silvia Fri, September 09, 2016 06:49PM

Polenta:

La polenta è un piatto molto diffuso in Italia fin dai tempi antichi .

Oggi la conosciamo come farina di mais, cereale importato dalle Americhe nel XV sec., ma in realtà già ai tempi dei romani si parlava di polente preparate con farina di miglio, mentre nei libri dei cucinieri dei monasteri si cuocevano delle “pappe” con i cereali in uso allora fra i quali l’orzo, che veniva insaporito con semi di lino e di coriandolo.

Storia: Alcune informazioni che ci sono arrivate dai monasteri, sono giunte a noi tramite il poeta mantovano Teofilo Falengo, che all’età di 16 anni entrò nel monastero di sant’Eufemia nel Bresciano, unendosi ai benedettini. Era il 1515. Entrato per intraprendere una vita monastica, ne uscì 9 anni dopo per seguire l’amore, vagabondando per le città italiane e approdando a Venezia.

Egli era un poeta e non scriveva libri di cucina, tuttavia sporadicamente riportava informazioni relative alle tradizioni culinarie del suo tempo che ritroviamo nello scritto “Le 20 ricette del Boldus” edito nel ‘500. In un altro suo scritto racconta le usanze dei pecorai trentini che preparavano la “polenta grassa” ovvero cucinata nel latte e condita con burro e formaggi, volendo potremmo catalogarla come l’antenata della polenta concia che noi contemporanei possiamo gustare nei ristoranti del nord Italia, la più famosa è la polenta taragna. La polenta si sposa talmente bene con i formaggi che già i monaci nel ‘200 usavano cucinare il “Vacherin”. La leggenda vuole che sia stato il monaco friburghese Vaccarinus ad inventare questa ricetta nel 1265, mentre si trovava nel convento di Monserrat vicino a Barcellona. Il condimento per la polenta era ottenuto cuocendo del formaggio svizzero Vacherin mont d’or con erbe aromatiche, aglio e vino bianco.

Ma la polenta non si usava come piatto solo per scaldare gli animi infreddoliti dalla montagna, ma anche per tenere in forza i soldati nei luoghi più caldi come la Sicilia, e le testimonianze ci arrivano direttamente da “Vespri siciliani” di Michele Amari il quale scrive che durante uno degli assedi francesi (1282/83) alle mura della città di Messina, le donne siciliane nutrivano i loro soldati con la polenta.

E’ Cristoforo Colombo che nel 1525 porta in Italia il mais, cerale giallo coltivato nelle Americhe già dai Maya 3000 anni fa, e che oggi è per eccellenze il cereale titolare della polenta!

Ma lo sapevate che esiste anche la polenta bianca? Molto diffusa nelle provincie di Venezia, Treviso e Padova, è ottenuta dalla macinazione del mais bianco più raro e costoso di quello giallo, e dal profumo ed aroma più delicati. La varietà di cerale è nominata Biancoperla ma in Veneto è nota come pianta autoctona fin dal ‘600 con il nome di “sorgoturco bianco”.

Curiosità: A Torino tra corso San Maurizio e via Giulia di Barolo esiste una costruzione ideata dall’Antonelli, che formalmente si chiama “Casa Scaccabarozzi” (1881-1884) ma che affettuosamente è stata rinominta dai locali “La fetta di polenta”, perché è una palazzina a 4 piani che ricorda una fetta rettangolare di polenta messa in verticale.

Ricetta: Polenta e fonduta valdostana (6 persone)

400 gr di fontina valdostana

6 uova

1 tartufo bianco (facoltativo)

300 ml di latte

50 gr di burro

pepe bianco q.b.

sale q.b.

Polenta (ogni 300 gr di farina di mais serve 1 lt di acqua ed una presa di sale)

La fontina tagliata a dadini va fatta ammollare per una notte nel latte, dopo di che il tutto si versa in un tegame e si fa sciogliere il formaggio a fuoco lento, mescolando in continuazione per non farlo attaccare al fondo. Vanno poi incorporati i tuorli d’uovo, il burro ed il pepe e, per chi lo desidera, le lamelle di tartufo bianco.

Quando la polenta è cotta, versarla in un ampio piatto di portata e versarvi sopra la fonduta valdostana.

Ricetta per i vegani: (6 persone)

300 gr di farina di mais

1 cavolo verza

burro di soya oppure olio di oliva

pepe bianco q.b.

sale q.b.

Sminuzzare, lavare bene e cuocere a fuoco lento ma in abbondante acqua già salata il cavolo verza, aggiungervi la farina di polenta e proseguire la cottura. A fine cottura unire il burro di soya oppure l’olio di oliva e il pepe bianco. Amalgamare bene il tutto e servire ben caldo.



  • Comments(0)//secretitaly.enjoyitalygo.com/#post2