Secret Italy

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Si viaggia per svago, per lavoro, per studio e per 1000 altri motivi, ma spesso si conoscono solo gli aspetti più comuni del territorio. Lo scopo di questo blog è di dare voce a molte realtà meno note ma altrettanto interessanti e di rendervi la vacanza più interessante!
Buona lettura!
Sarò felice di pubblicare anche i vostri consigli e curiosità per aiutare altri turisti!

Re Vittorio Emanuele II era goloso?

EnogastronomiaPosted by Silvia Sun, November 20, 2016 12:59AM
La tavola imbandita accompagna l’esistenza umana da secoli e secoli e quante storie, quali intrighi, quanti patti si sono stretti e…. non ultimo, amori e delitti…. Questo è ed è sempre stato, Il rito conviviale….! Dai Mammuth cotti allo spiedo, passando per i gran pentoloni di antichi castelli, alla pasta e fagioli della nonna, arriviamo all’apericena e ai pranzetti serviti in contesti deliziosi per far colpo sull’amata. Vi svelerò ricette, curiosità, tradizioni, storie e aneddoti della tavola italiana con la partecipazione di chef, sommelier, bartenders e perché no, anche della nonna! Esperti a 360 gradi che ci daranno consigli su una sana alimentazione ma anche su come preparare buone ricette, consigli pratici in cucina, è perché no mettere a confronto la ricetta della nonna con la rivisitazione più moderna degli chef di oggi. Ad esempio….. Secondo la psicologa Maryanne Fisher l'amore influenza il nostro desiderio di cibo…. sarà vero? fatto sta che se siamo single e vogliamo far colpo, ci mettiamo a dieta, non mangiamo cose dolci, prediligiamo cibi proteici ecc, ecc. A conquista avvenuta, magari scatta l'invito a cena e il primo strappetto alla regola, ci lasciamo tentare un po' di più dalla gola….. Quando poi scatta la convivenza…… ecco che zitta zitta, quatta quatta spunta la pancetta….. e questa regola non guarda in faccia a nessuno, belli e brutti, grassi e magri, ricchi e poveri…. nessuno si salva dalle regole dell'amore. Ad esempio, lo sapevate che il re Vittorio Emanuele II oltre che a far l'Italia era anche una buona forchetta? ma lo era, sembra, solo tra le mura domestiche perché disdegnava i banchetti e sembra che in queste occasioni non toccasse neanche le posate ma si limitasse a gurdare gli altri commensali. Si vocifera che re Vittorio Emanuele II avesse ovviamente il cuoco di corte, ma amava soprattutto ciò che Rosa Vercellana, gli preparava prima da amante e poi da moglie. La tradizione vuole che l'unione fra i due si basasse sia su motivi passionali che gastronomici. Pare che la contessa avesse le qualità di una cuoca superba e che Vittorio, "pezzo d'uomo amante della caccia, delle belle donne e del cibo" pretendesse da lei una costante attenzione al "regal palato". Immagino che lei abbia mantenuto fede all'impegno preso col regal palato…. dato che , guardando le immagini che rappresentano il Re, si nota ben benino anche la real panza! sembra che al re infatti piacessero molto la selvaggina, la bagna caoda, e dei piatti piuttosto conditi e gustosi di quelli che insomma, aiutano a far crescere le rotondità dell'amore. Pare anche che fu lui il primo a redigere una carta dei vini, dove quelli piemontesi ovviamente trovavano maggior rilievo e addirittura un primo abbinamento tra pietanze e vino. Una spaghettata sostanziosa Ingredienti: Spaghetti - prosciutto cotto - burro - cipolla - funghi - vino rosso - animelle d'agnello - uova - panna - parmigiano - sale - pepe Preparazione Rosolate del prosciutto cotto tagliato a striscioline nel burro, sgocciolatelo e tenetelo in caldo. Fate imbiondire una cipolla ben tritata nel fondo di cottura, unite dei funghi freschi affettati, e cuocete lentamente mescolando con delicatezza. 
A cottura ultimata sgocciolate i funghi con una schiumarola e uniteli al prosciutto già rosolato. Nel medesimo condimento, aggiungendo un bicchiere di vino, sbollite delle animelle d’agnello affettate, unite i funghi e il prosciutto che avete tenuto in caldo e condite con sale e pepe appena macinato. Portate a cottura degli spaghetti, unite al sugo delle uova battute con panna e parmigiano, e scaldate finché le uova si saranno legate alla pasta. Condite gli spaghetti cotti al dente e servite a parte del parmigiano.

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Re Vittorio Emanuele II era goloso?

EnogastronomiaPosted by Silvia Sun, November 20, 2016 12:59AM
La tavola imbandita accompagna l’esistenza umana da secoli e secoli e quante storie, quali intrighi, quanti patti si sono stretti e…. non ultimo, amori e delitti…. Questo è ed è sempre stato, Il rito conviviale….! Dai Mammuth cotti allo spiedo, passando per i gran pentoloni di antichi castelli, alla pasta e fagioli della nonna, arriviamo all’apericena e ai pranzetti serviti in contesti deliziosi per far colpo sull’amata. Vi svelerò ricette, curiosità, tradizioni, storie e aneddoti della tavola italiana con la partecipazione di chef, sommelier, bartenders e perché no, anche della nonna! Esperti a 360 gradi che ci daranno consigli su una sana alimentazione ma anche su come preparare buone ricette, consigli pratici in cucina, è perché no mettere a confronto la ricetta della nonna con la rivisitazione più moderna degli chef di oggi. Ad esempio….. Secondo la psicologa Maryanne Fisher l'amore influenza il nostro desiderio di cibo…. sarà vero? fatto sta che se siamo single e vogliamo far colpo, ci mettiamo a dieta, non mangiamo cose dolci, prediligiamo cibi proteici ecc, ecc. A conquista avvenuta, magari scatta l'invito a cena e il primo strappetto alla regola, ci lasciamo tentare un po' di più dalla gola….. Quando poi scatta la convivenza…… ecco che zitta zitta, quatta quatta spunta la pancetta….. e questa regola non guarda in faccia a nessuno, belli e brutti, grassi e magri, ricchi e poveri…. nessuno si salva dalle regole dell'amore. Ad esempio, lo sapevate che il re Vittorio Emanuele II oltre che a far l'Italia era anche una buona forchetta? ma lo era, sembra, solo tra le mura domestiche perché disdegnava i banchetti e sembra che in queste occasioni non toccasse neanche le posate ma si limitasse a gurdare gli altri commensali. Si vocifera che re Vittorio Emanuele II avesse ovviamente il cuoco di corte, ma amava soprattutto ciò che Rosa Vercellana, gli preparava prima da amante e poi da moglie. La tradizione vuole che l'unione fra i due si basasse sia su motivi passionali che gastronomici. Pare che la contessa avesse le qualità di una cuoca superba e che Vittorio, "pezzo d'uomo amante della caccia, delle belle donne e del cibo" pretendesse da lei una costante attenzione al "regal palato". Immagino che lei abbia mantenuto fede all'impegno preso col regal palato…. dato che , guardando le immagini che rappresentano il Re, si nota ben benino anche la real panza! sembra che al re infatti piacessero molto la selvaggina, la bagna caoda, e dei piatti piuttosto conditi e gustosi di quelli che insomma, aiutano a far crescere le rotondità dell'amore. Pare anche che fu lui il primo a redigere una carta dei vini, dove quelli piemontesi ovviamente trovavano maggior rilievo e addirittura un primo abbinamento tra pietanze e vino. Una spaghettata sostanziosa Ingredienti: Spaghetti - prosciutto cotto - burro - cipolla - funghi - vino rosso - animelle d'agnello - uova - panna - parmigiano - sale - pepe Preparazione Rosolate del prosciutto cotto tagliato a striscioline nel burro, sgocciolatelo e tenetelo in caldo. Fate imbiondire una cipolla ben tritata nel fondo di cottura, unite dei funghi freschi affettati, e cuocete lentamente mescolando con delicatezza. 
A cottura ultimata sgocciolate i funghi con una schiumarola e uniteli al prosciutto già rosolato. Nel medesimo condimento, aggiungendo un bicchiere di vino, sbollite delle animelle d’agnello affettate, unite i funghi e il prosciutto che avete tenuto in caldo e condite con sale e pepe appena macinato. Portate a cottura degli spaghetti, unite al sugo delle uova battute con panna e parmigiano, e scaldate finché le uova si saranno legate alla pasta. Condite gli spaghetti cotti al dente e servite a parte del parmigiano.

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Facciamo gli gnocchi

EnogastronomiaPosted by Silvia Sun, November 20, 2016 12:44AM
Gnocchi di patate Ricetta per 4 persone Ingredienti: Patate non molto grandi a buccia rossa oppure a polpa farinosa 800 gr Farina bianca 00 qb per l'impasto 1 uovo ogni 4 persone Farina di riso per non far appiccicare gli gnocchi alla fine Attrezzatura: Asse di legno, coltello, forchetta oppure grattugia a maglie larghe (da usare al contrario), schiumaiola, schiacciapatate, 2 vassoi di carta oppure altro materiale che va però rivestito con un panno o carta da cucina Procedura: Lessare le patate con la buccia Sbucciarle finché sono ancora calde Schiacciarle con uno schiacciapatate e stendere il composto per farlo intiepidire (se le patate sono troppo calde rilasciano umidità nell'impasto che fa riappiccicare gli gnocchi) Aggiungere l'uovo e la farina poco a poco impastando con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo, morbido ma che non si appiccichi più alla tavola. Dare all'impasto la forma di un grande polpettone. Infarinare la tavola, dividere l'impasto in pezzature di circa 100 gr cad e ricavare da ciascuna dei cilindri dello spessore del dito indice. I cilindri si ottengono rollando la pasta con le mani infarinate, se saranno troppo lunghi, tagliarli a metà per poterli lavorare meglio. Tagliando questi cilindri si ottengono gli gnocchi lunghi circa 1,5 cm cad. Con la farina di riso cospargere gli gnocchi e "infarinarli" per non farli appiccicare fra loro, poi aiutandosi con una spatola larga, raccoglierli e spargerli su un vassoio facendo attenzione che non si tocchino fra loro onde evitare che si riappiccichino. Se necessario cospargerli di altra farina di riso. Con i rebbi della forchetta disegnare le caratteristiche strisce, in questo caso andranno nuovamente infarinati con la farina di riso alla fine.Fare attenzione che non si riappiccichino tra loro. Nota: è bene prepararli al massimo mezza giornata prima di consumarli. Se si fanno molto prima, lasciarli ben separati e infarinati nei vassoi. Conservazione: si possono congelare lasciandoli nei vassoi, è importante che siano staccati tra loro e solo dopo che saranno congelati si potranno riunire in sacchetti. Condimento: eccezionale salsa al gorgonzola, sugo di noci oppure pesto alla genovese, ragout di carne, sugo al pomodoro, 4 formaggi, Zola e noci, fonduta valdostana e quanto la fantasia possa aggiungere. Cottura: serve una pentola capiente con tanta acqua. Quando l'acqua salata bolle allora versarvi gli gnocchi un po' alla volta e mescolarli subito e mano a mano che vengono a galla scolarli con la schiumarola. Tenere presente che le patate assorbono molto sale, quindi l'acqua dovrà essere un po' più salata rispetto a quando la prepariamo per cuocere la pasta. Ricetta di Claudio, quando faceva il panettiere a Milano

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LA CRESCIONDA

EnogastronomiaPosted by Silvia Mon, October 10, 2016 01:11PM

LA CRESCIONDA: è una torta morbida, da mangiare al cucchiaio, che se ben fatta deve apparire in due strati ben distinti: uno color nocciola chiaro ed uno più scuro. Gli ingredienti base sono le uova, il cacao e gli amaretti.

Golosissima!!

La ricettina della nonna per 12 porzioni:
5 uova da dividere tra albumi e tuorli
1 cucchiaio di farina
5 cucchiai di zucchero
100 gr di amaretti
1 cucchiaio di pane grattugiato oppure biscotti secchi grattugiati
500 ml di latte intero
2 cucchiai di cacao dolce
2 cucchiai di cacao amaro
12 biscotti secchi

Frullare i biscotti secchi
Frullare gli amaretti
montare a neve gli albumi
In una ciotola versare i tuorli e sbatterli con la frusta; aggiungere lo zucchero e continuando a mescolare aggiungere anche gli amaretti sbriciolati il pane grattugiato, i biscotti, la farina, i due tipi di cacao ed il latte. Mescolare bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungere ora, molto delicatamente, gli albumi montati a neve, mescolare con cura facendo attenzione a non farli smontare.
Versare il composto in una tortiera bassa e larga per 20 minuti a 160 gradi.
La torta è cotta quando forma la crosticina sopra, all'interno rimane morbida e si divide in due colori: chiaro alla base e scuro sopra.
Si serve fredda.

Ringrazio Zita, la nonnina di Spoleto che mi ha dato la ricetta e mi ha fatto assaggiare questo dolce squisito, tipico del posto.


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La Tòrta

EnogastronomiaPosted by Silvia Mon, October 10, 2016 12:57PM

LA Tòrta: si con l’accento sulla O. Il dessert prende il nome dalla forma del dolce che consiste in uno strudel ritorto su sè stesso a formare una girella molto grande. La sfoglia dello strudel è simile all’impasto della pasta fresca, solo più dolce ed il ripieno è ricco di mele, uvetta passa, frutta secca, miele, cannella ed il liquore molto in voga in questa regione: l’Alcherms rosso. Questo dolce casalingo è tipico umbro e lo si trova anche nel carrello dei dolci al ristorante.



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LA STORIA DEL PANE SCIAPO

EnogastronomiaPosted by Silvia Mon, October 10, 2016 12:50PM

IL PANE SENZA SALE

Antica è la storia del pane e del perché si decise di non insaporirlo più col sale. Il pane “sciocco”, “sciapo” o semplicemente il pane senza sale, è tipico di Toscana, Umbria, Marche e alcune città vicine a Roma. Si è discusso a lungo sul perché di questa decisione. Per alcuni gastronomi il motivo è da ricercarsi nelle ricette locali già di per sé molto saporite, ma più plausibile sembra la verità che lega la ricetta ad una rivolta contro le tasse; la più antica risale al XII sec. d.C. quando Pisa dichiara guerra “fiscale” alla vicina e rivale Firenze bloccandole i rifornimenti di sale, che arrivavano nel porto di Pisa, per costringere l’ avversaria alla resa. I Fiorentini in tutta risposta non si arrendono, e iniziano a produrre il pane senza sale. Altre informazioni giungono invece dalla stessa Firenze che faceva pagare le tasse anche sul sale e di conseguenza I fiorentini ne limitarono l’uso nell’alimento più commune, il pane. Nel ‘500 è la volta dello Stato Pontificio, che vantava domini estesi nel centro Italia. Perugia era incorporata alle terre papali e ciò nonostante manteneva una certa autonomia comunale, ma aimè, dalle tasse non si fugge e così, nel 1531 Paolo III esige una tassa sul sale che causò malcontento generale. Pare che i perugini riuscirono ad evitarla fino a quando, nel 1539, il pontefice si recò in visita a Perugia, e impose una significativa tassa sul sale. In tutta risposta i perugini, già afflitti da una pesante carestia, iniziarono a produrre pane senza sale.



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La Nutraceutica

EnogastronomiaPosted by Silvia Mon, September 19, 2016 10:02PM

È da un po' di tempo che si sente parlare di una corretta alimentazione atta a prevenire comuni malattie.

Riviste specializzate in nutrizione e benessere psico-fisico, da anni, ci svelano le virtù di molti cibi presenti sia nella dieta mediterranea che in paesi esotici, proponendo menù con abbinamenti di cibi virtuosi. Spesso si iniziano "diete fai da te" nella speranza di ottenere il miracolo promesso dall'ingrediente segreto del tal alimento, ma non sempre abbiamo la consapevolezza di ciò che facciamo e spesso il risultato non raggiunge le nostre aspettative.

Il mio consiglio è di informarvi prima con un esperto medico/farmacista/erborista/dietologo e insieme elaborare il percorso migliore da seguire per raggiungere effettivamente gli obiettivi desiderati.

Oggi mi soffermo sulla Nutraceutica, termine coniato nel 1989 dal dott. De Felice, che confluisce in un'unica parola il significato di nutrizione e farmaceutica. La nutraceutica - nuova disciplina, in grande sviluppo a livello mondiale - studia gli estratti di piante, animali, minerali e microrganismi, da poter usare singolarmente, come integratori alimentary o come coadiuvanti della dieta.

“Fa che il cibo sia la tua medicina, e che la tua medicina sia il cibo”. Questa è un’affermazione di 2500 anni fa, di Ippocrate (medico greco padre della medicina ). Il prodotto nutraceutico si rivela essere sia alimento che farmaco; Una corretta nutrizione mantiene il corpo sano, e lo fortifica ancor ancor più se lo si associa ad un corretto stile di vita e all'esercizio fisico, queste corrette abitudini possono prevenire l’innesco di condizioni patologiche (prevenzione primaria), sostenere l’equilibrio fisiologico (wellness), contrastare i processi di invecchiamento (anti-ageing), intervenire sulle condizioni patologiche (strumento coadiuvante di cura).

Vi invito a saperne di più partecipando all'evento Mad Mood che si terrà a Milano dal 23 al 25 Settembre 2016, presso il palazzo Giureconsulti. (Vedi la categoria Eventi di questo blog)

Sabato 24 Settembre verranno trattati I seguenti argomenti:

TEMA: L’INNOVAZIONE DALLA TRADIZIONE.

LA TRADIZIONALE DIETA MEDITERRANEA ED I NUOVI C.D. “PHARMA FOOD” APPARTENENTI AD ALTRE CULTURE ALIMENTARI

H10.00 | Apertura istituzionale

Giulio Gallera - Assessore alla Sanità e Welfare Regione Lombardia - Un’alimentazione sana e consapevole alla base del proprio benessere e della propria salute (in attesa di conferma e rilascio patrocinio)

Dott. Michele Emiliano - Presidente Regione Puglia

Dott. Felice Ungaro - Agenzia della Salute Regione Puglia

Carmelo Rollo - Vicepresidente LegaCoop - La qualità e l’eticità del cibo

Antonello Pugliese - Cooperativa Cook and Love

Daniela Mainini - Presidente Centro Studi Grande Milano - La tutela del Made in Italy Dott.ssa Silvana De Leo - Resp. Puglia AIOM Associazione Italiana Oncologia Medica - il cibo come strumento di cura e prevenzione

LA DIETA MEDITERRANEA ED IL POTERE CURATIVO DEI CIBI CHE NE FANNO PARTE Politecnico di Milano (attesa nome relatore) - Gli strumenti attualmente a disposizione per valutare attendibilmente le proprietà curative degli alimenti

Davide Ederle - Parco Tecnologico Padano - il DNA degli alimenti, ed il significato dei prodotti c.d. “a DNA controllato” la nuova frontiera della nutrigenetica

Prof. Sirtori Fondatore e Presidente Onorario di SINUT- Società Italiana di Nutraceutica

La nutraceutica ed il potere dei c.d. pharma food. Finalità ed obiettivi di SINUT

Dott.ssa Bianchi - ATS Insubria Varese

L’integrazione della dieta mediterranea con i c.d. “pharma food” o farmalimenti appartenenti ad altre culture alimentari

Prof. Nicola Sorrentino - Il potere antiossidante dei tannini e gli antociani del vino rosso Prof. Giovanni Guadagno – Chef e Vice presidente di FIC (Federazione Italiana Cuochi) – l’importanza di riorganizzare la formazione degli operatori di settore alla luce delle nozioni acquisite relativamente alla nutraceutica

Prof. Carlo Romito – Chef e Presidente di SOLIDUS

Andrea Lippolis fondatore e CEO di Feat Food la start up che opera nel mercato della nutraceutica, un online restaurant con consegna a domicilio di piatti pronti, bilanciati

dal punto di vista nutrizionale per la prevenzione del diabete, cancro e patologie cardiovascolari.

Senatrice Emanuela Baio Presidente di salute & Benessere

Presentazione dell’Associazione Culturale Meat & Sound

Antonio Castulovich – Ideatore del concept store Tiramisù Delishoes

Dott. Rocco Pistonesi - Accademia Italiana della Cucina

Simone Dimitri – Maitre del Ristorante Trussardi alla Scala

16.00 | Presentazione del progetto dell’Associazione SARAI ONLUS di Roma “She Turban” 15:00 - 18:00 | Workshop ed incontri b2b per approfondimento delle tema



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La polenta, tradizione centenaria

EnogastronomiaPosted by Silvia Fri, September 09, 2016 06:49PM

Polenta:

La polenta è un piatto molto diffuso in Italia fin dai tempi antichi .

Oggi la conosciamo come farina di mais, cereale importato dalle Americhe nel XV sec., ma in realtà già ai tempi dei romani si parlava di polente preparate con farina di miglio, mentre nei libri dei cucinieri dei monasteri si cuocevano delle “pappe” con i cereali in uso allora fra i quali l’orzo, che veniva insaporito con semi di lino e di coriandolo.

Storia: Alcune informazioni che ci sono arrivate dai monasteri, sono giunte a noi tramite il poeta mantovano Teofilo Falengo, che all’età di 16 anni entrò nel monastero di sant’Eufemia nel Bresciano, unendosi ai benedettini. Era il 1515. Entrato per intraprendere una vita monastica, ne uscì 9 anni dopo per seguire l’amore, vagabondando per le città italiane e approdando a Venezia.

Egli era un poeta e non scriveva libri di cucina, tuttavia sporadicamente riportava informazioni relative alle tradizioni culinarie del suo tempo che ritroviamo nello scritto “Le 20 ricette del Boldus” edito nel ‘500. In un altro suo scritto racconta le usanze dei pecorai trentini che preparavano la “polenta grassa” ovvero cucinata nel latte e condita con burro e formaggi, volendo potremmo catalogarla come l’antenata della polenta concia che noi contemporanei possiamo gustare nei ristoranti del nord Italia, la più famosa è la polenta taragna. La polenta si sposa talmente bene con i formaggi che già i monaci nel ‘200 usavano cucinare il “Vacherin”. La leggenda vuole che sia stato il monaco friburghese Vaccarinus ad inventare questa ricetta nel 1265, mentre si trovava nel convento di Monserrat vicino a Barcellona. Il condimento per la polenta era ottenuto cuocendo del formaggio svizzero Vacherin mont d’or con erbe aromatiche, aglio e vino bianco.

Ma la polenta non si usava come piatto solo per scaldare gli animi infreddoliti dalla montagna, ma anche per tenere in forza i soldati nei luoghi più caldi come la Sicilia, e le testimonianze ci arrivano direttamente da “Vespri siciliani” di Michele Amari il quale scrive che durante uno degli assedi francesi (1282/83) alle mura della città di Messina, le donne siciliane nutrivano i loro soldati con la polenta.

E’ Cristoforo Colombo che nel 1525 porta in Italia il mais, cerale giallo coltivato nelle Americhe già dai Maya 3000 anni fa, e che oggi è per eccellenze il cereale titolare della polenta!

Ma lo sapevate che esiste anche la polenta bianca? Molto diffusa nelle provincie di Venezia, Treviso e Padova, è ottenuta dalla macinazione del mais bianco più raro e costoso di quello giallo, e dal profumo ed aroma più delicati. La varietà di cerale è nominata Biancoperla ma in Veneto è nota come pianta autoctona fin dal ‘600 con il nome di “sorgoturco bianco”.

Curiosità: A Torino tra corso San Maurizio e via Giulia di Barolo esiste una costruzione ideata dall’Antonelli, che formalmente si chiama “Casa Scaccabarozzi” (1881-1884) ma che affettuosamente è stata rinominta dai locali “La fetta di polenta”, perché è una palazzina a 4 piani che ricorda una fetta rettangolare di polenta messa in verticale.

Ricetta: Polenta e fonduta valdostana (6 persone)

400 gr di fontina valdostana

6 uova

1 tartufo bianco (facoltativo)

300 ml di latte

50 gr di burro

pepe bianco q.b.

sale q.b.

Polenta (ogni 300 gr di farina di mais serve 1 lt di acqua ed una presa di sale)

La fontina tagliata a dadini va fatta ammollare per una notte nel latte, dopo di che il tutto si versa in un tegame e si fa sciogliere il formaggio a fuoco lento, mescolando in continuazione per non farlo attaccare al fondo. Vanno poi incorporati i tuorli d’uovo, il burro ed il pepe e, per chi lo desidera, le lamelle di tartufo bianco.

Quando la polenta è cotta, versarla in un ampio piatto di portata e versarvi sopra la fonduta valdostana.

Ricetta per i vegani: (6 persone)

300 gr di farina di mais

1 cavolo verza

burro di soya oppure olio di oliva

pepe bianco q.b.

sale q.b.

Sminuzzare, lavare bene e cuocere a fuoco lento ma in abbondante acqua già salata il cavolo verza, aggiungervi la farina di polenta e proseguire la cottura. A fine cottura unire il burro di soya oppure l’olio di oliva e il pepe bianco. Amalgamare bene il tutto e servire ben caldo.



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